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3 Ottobre 2017

Le malattie cardiovascolari costituiscono la principale causa di morte in Europa, rappresentando circa il 40% del totale dei decessi fra gli uomini e il 50% nelle donne.

Lo stesso vale per l’Italia dove, secondo i dati ISTAT del 2014, le prime tre cause di morte sono le malattie ischemiche del cuore, le patologie cerebrovascolari e le altre malattie cardiache (rappresentative del 29,5% di tutti i decessi). I tassi di mortalità sono in significativo decremento (35% in meno negli ultimi 11 anni), ma rimangono considerevolmente preoccupanti.

Si tratta dunque di un’emergenza sanitaria importante che produce anche costi sociali e oneri per i Sistemi Sanitari e per i Sistemi previdenziali.

In Italia le patologie cardiovascolari generano costi diretti al SSN per 16 miliardi annui, a cui vanno aggiunti i costi indiretti per circa 5 miliardi legati alla perdita di produttività e ai costi previdenziali. Uno studio recente del CEIS dell’Università di Tor Vergata in collaborazione con l’INPS ha calcolato che le malattie del sistema cardiocircolatorio rappresentano la seconda voce di costo in termini di prestazioni previdenziali, pari al 19% della spesa totale, seconde solo alle patologie oncologiche, per una spesa media annua di 1,9 miliardi.

Le banche dati QuintilesIMS registrano più di tredici milioni di pazienti ogni anno in terapia antiipertensiva e le farmacie italiane hanno erogato nel 2016 ben 460 milioni di confezioni di medicinali per il sistema cardio-circolatorio.

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